Secondo un sondaggio le buone intenzioni sulla moda sostenibile si scontrano con una dura realtà

(Rinnovabili.it) – Nei prossimi anni oltre 35 nuove norme globali sulla sostenibilità nel settore della moda entreranno in vigore. L’obiettivo è limitare le importazioni, stabilire linee guida di design e requisiti di etichettatura, per traghettare il settore verso una moda sostenibile

Oltre l’85% dei principali brand del settore fashion ha annunciato obiettivi di decarbonizzazione delle catene di approvvigionamento. Ora, stanno intensificando gli sforzi per non perdere il treno dell’innovazione. Un recente studio di Boston Consulting Group (BCG), Textile Exchange e Quantis, mette in rilievo l’importanza delle materie prime sostenibili per favorire questa transizione. Fino a due terzi dell’impatto climatico di un marchio di moda dipendono proprio da queste ultime.

Tuttavia, la domanda di materie prime a basso impatto climatico potrebbe superare l’offerta fino a 133 milioni di tonnellate entro il 2030. Il che rappresenta una sfida di prima grandezza. D’altra parte, se le aziende non saranno in grado di conformarsi alle nuove normative potrebbero incorrere in perdite economiche.

Secondo il rapporto, invece, aumentare la quota di materie prime sostenibili nei portafogli aziendali potrebbe portare a un aumento del profitto netto del 6% in cinque anni. Ad esempio, un marchio con entrate annuali di 1 miliardo di dollari potrebbe beneficiare di circa 100 milioni di dollari in cinque anni implementando questa strategia.

Per monitorare i progressi, tuttavia, il settore deve ancora dotarsi di misure di trasparenza solide. Anche perché il rischio greenwashing è dietro l’angolo. Solo il 19% dei materiali prodotti nel 2030 sarà sostenibile, spiega il dossier. La causa è la mancanza delle economie di scala necessarie.

Così, per tracciare una roadmap verso la moda sostenibile, lo studio individua sei principi fondamentali per una solida strategia di materiali nel settore della moda. Iniziando dalla tracciabilità completa delle catene di approvvigionamento, elenca poi l’uso di approcci scientifici nelle decisioni aziendali e la diversificazione del portafoglio di materiali per ridurre i rischi. Costruire un business case che porti a una triplice vittoria (per le aziende, per i fornitori e per la natura) è la quarta proposta. Chiudono l’elenco il rafforzametno dei rapporti con i fornitori lungo la filiera e la piena condivisione di conoscenze, strumenti e incentivi a livello aziendale.