I messaggi e i video che Luciana Delle Donne ha trasmesso nella sua condivisione di vita ieri sera, nell’ambito del percorso diocesano del primo martedì di Quaresima presso l’Istituto Marcelline di Lecce, hanno teletrasportato tutti i presenti – anche in diretta facebook su Portalecce (GUARDA) – nella dimensione detentiva delle carceri, in particolare di Lecce.

La sua esistenza, dedicata alla riabilitazione delle detenute e dei detenuti, parte da un progetto di impresa sociale che diventa modello di relazione con il ‘diverso e il distante da me’.

Un modello di creatività e bellezza che si concretizza nel trasferimento di competenze di lavoro per un reinserimento per sé stessi e i propri familiari. Il marchio Made in carcere 2nd Chance è ormai conosciuto anche oltre il territorio nazionale ed è uno dei brand che Luciana Delle Donne ha lanciato nel settore della sartoria, unitamente alle Sartorie sociali di periferia.

 “Provando ogni giorno a contaminare la società economica e civile, attraverso la diffusione del modello di ‘economia rigenerativa’ a tutela dell’impatto ambientale (utilizzando prodotti di scarto per recuperarli) per l’inclusione sociale”, l’imponente obiettivo è quello di un cambiamento sistemico su tutto il territorio.

In aderenza al tema che la diocesi di Lecce sta approfondendo sui ‘Nuovi linguaggi per comunicare la fede e creare nella Chiesa corresponsabilità e sinodalità’, l’esempio testimoniato dell’ospite di ieri sembra racchiudere tutti i fondamenti dei valori universali del cristianesimo: amore incondizionato per l’altro, rispetto e dignità per la persona, riscatto e speranza cristiana. Inoltre, i temi della missionarietà della Chiesa in uscita, della creatività nella missione, e della corresponsabilità nel camminare insieme richiamano con naturale evidenza il cammino sinodale delle Chiese in Italia e nel mondo, che anche la nostra diocesi sta percorrendo.

“Aiutare gli altri fa bene a noi stessi” in quanto “è un’attitudine naturale” nell’essere umano. Aiutare a costruire dignità e nobiltà personale anche per le famiglie di appartenenza, consente ai detenuti di non tornare a delinquere quando escono dal carcere, scoprendo una dimensione di sé spesso sconosciuta: la vera identità.

Trasferire gioia ed entusiasmo è del cristiano che scopre di essere amato comunque e sempre: persona prima che reo.  Questo è il progetto di vita che Luciana, salentina doc, concretizza in produzioni sartoriali innovative e che per lei è una vocazione personale ineludibile. “Quello che desidero è che si vada avanti senza di me e che gli altri replichino il modello virtuoso che sto portando avanti da diciassette anni come puro volontariato”.

Come non rimanere coinvolti da questo nuovo linguaggio della fede: entusiasmo, gioia e gusto della conquista nel dare all’altro. Questo dà senso alle fatiche della vita!