"> Univeritarie e detenute fanno impresa

Univeritarie e detenute fanno impresa

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«Sa perché il nostro simbolo è una lavatrice? Perché quando esci di qui non sei più lo stesso di prima. Vale per le detenute che lavorano con noi e vale per le ragazze che dall’università vengono qui a fare volontariato».

Luciana Delle Donne è la fondatrice di Made in Carcere, impresa sociale che dal 2007 lavora con le detenute dei carceri di Lecce e Trani realizzando borse e accessori fatti con materiali di scarto.

«L’idea al centro di tutto – continua Delle Donne – è quella della seconda opportunità. Vale per i tessuti che riutilizziamo ma vale soprattutto per le donne a cui diamo la possibilità di reinserirsi nel mondo del lavoro». Quest’estate per Made in Carcere c’è una novità. Dagli inizi di luglio alle quindici detenute della casa circondariale di Lecce si affiancano quattro studentesse della Luiss.

 

Quattro ragazze tra i 21 e i 24 anni che per un mese passano dagli studi di diritto, economia e scienze politiche al lavoro sui tessuti con le detenute. «Noi siamo una non profit ma siamo organizzati come un’impresa profit. Le ragazze si occupano dei diversi settori della nostra attività: logistica, marketing, produzione, commerciale», spiega la fondatrice, manager esperta, con alle spalle una carriera di dirigente in banca abbandonata nel 2004.

«Seguo Lucia come un’ombra per tutta la giornata lavorativa, ora mi occupo della logistica», racconta Enrica Massari, 21 anni, una delle quattro volontarie. «Dopo l’università vorrei fare l’avvocato penalista, per questo ho scelto di venire a vedere da vicino la vita in un carcere», dice Enrica, originaria di Ragusa, al terzo anno di giurisprudenza. «Tutti dovrebbero vedere com’è fatta davvero una cella, quanto è piccola, sono appena tre passi per due. Qui ciascuno ha la sua storia, ciascuno ha commesso degli errori, tutti hanno diritto a una seconda possibilità».

L’iniziativa fa parte di un progetto dell’università romana chiamato «volontariaMENTE». L’idea da cui si parte è una: «Non ci si laurea più senza aver fatto volontariato», come dice il prorettore alla didattica Roberto Pessi. Così quest’estate 150 studenti della Luiss saranno impegnati anche in Sicilia e Calabria, al fianco di Libera, nelle terre confiscate alla mafia, e nella periferia di Roma, a Casal Bruciato, nel villaggio gestito da Save the Children.

«Diciamo che per un mese si rinuncia alle vacanze – continua Enrica – però lo si fa volentieri, stiamo imparando tanto. E poi, con la scusa del lavoro, stiamo girando tutta la Puglia».

 

 

 

articolo completo su: http://nuvola.corriere.it/2014/08/25/made-in-carcere-universitarie-e-detenute-fanno-impresa/

 

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