La sfilata che evidenzia il coraggio delle donne

La nuova collezione della stilista ginosina Carmen Clemente ha calcato le passerelle milanesi con un vero e proprio inno alla forza e al coraggio delle donne: insomma una guerriera che sa affascinare con la sua capacità di lottare e superare gli ostacoli. 

“Io penso che la moda debba rispecchiare la realtà sociale che stiamo vivendo in modo da veicolare messaggi attuali e concreti – ha sottolineato la stilista – La mia collezione evidenzia proprio il coraggio delle donne che si fanno strada in una società sempre più complessa e articolata“.

La collezione di Carmen Clemente racconta una femminilità vestita con gonne in chiffon, tacchi vertiginosi e stivaletti con le borchie, oltre a bustini in pelle che esaltano la fisicità della donna rendendola una vera e propria scultura fashion.

Dietro il successo trentennale della carriera di Carmen, ora c’è anche il talento di Dalila Recchia, direttore creativo di grande spessore professionale che ha fornito un contributo decisivo alla riuscita della sfilata.

A corollario della sfilata la partnership di Carmen Clemente Couture con “Made in carcere”, brand che riscatta il lavoro delle donne detenute che confezionano accessori utilizzando materiali di recupero grazie alla collaborazione con la fondatrice del marchio Luciana Delle Donne.

 

articolo completo su: https://www.corriereditaranto.it/2019/02/25/carmen-clemente-la-sfilata-dei-cinque-sensi-a-milano/

 

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Testimonianze dal pianeta carcere

 

“Batte    un    cuore    nel    gigante    di    cemento    -    Testimonianze    dal    pianeta    carcere”    è    il    tema    scelto    per    incontrarsi    e    confrontarsi    in    una    tavola    rotonda in    programma    a    Novoli    il    prossimo    13    febbraio    2019,    a    partire    dalle    ore    10    presso    la    Scuola    Media    “F.    Cezzi”.    
All’evento,    promosso    dal    Consiglio    Comunale    dei    Ragazzi    di    Novoli,    in    collaborazione    con    il    locale    Istituto    Comprensivo,    prenderanno    parte    Imerio    Tramis    (Sostituto    Procuratore    della    Repubblica    presso    il    Tribunale    per    i    Minori    di    Lecce),    don    Alessandro    D’Elia    (Cappellano    del    Carcere    di    Borgo    San    Nicola    a    Lecce),    Marianna    Parisi    (Psicologa    e    Criminologa),    Anna    Marinella    Chezza    (Dirigente    CPIA),    Luciana    Delle    Donne    e    Ilaria    Palma    (Made    in    Carcere).    

A    fare    gli    onori    di    casa    il    Dirigente    Scolastico,    Gilberto    Spagnolo    e    la    Commissaria    Straordinaria    nel    Comune    di    Novoli,    Paola    Mauro.    
Modera    l’incontro    Antonio    Soleti    (Giornalista    ed    Editore)    

“Un    piccolo    gesto    può    fare    la    differenza    nel    futuro    di    un    uomo”:    non    si    tratta    di    una    frase    ad    effetto,    ma    della    sintesi    di    un    lavoro    di    raccolta    di    materiale    didattico    cui    hanno    collaborato    tutti    gli    alunni    dell’istituto    comprensivo    novolese,    sapientemente    guidati    dai    loro    docenti    Maria    Grazia    Bisconti,    Elena    Stomaci    e    Gianna    Fiore.    Nella    stessa    giornata    di    mercoledì,    al    termine    del    dibattito,    quanto    realizzato    sarà    consegnato    nelle    mani    di    don    Alessandro    D’Elia    e    destinato    ai    detenuti    che    frequentano    i    corsi    scolastici    del    Centro    Provinciale    Istruzione    Adulti    (CPIA). 

   
“Una    goccia    nell’oceano,    forse,    ma    comunque    una    boccata    di    ossigeno    –    spiegano    i    docenti    coinvolti    nel    progetto    -    per    gli    studenti    reclusi,    che    nello    studio    investono    per    ricostruirsi    un    futuro;    per    la    società,    perché    una    persona    che    comincia    ad    appassionarsi    alla    cultura,    alla    conoscenza,    alla    lettura    è    comunque    una    persona    meno    pericolosa”.    
Un’occasione    per    sensibilizzare    in    modo    particolare    le    giovani    generazioni    ancora    in    età    scolare,    educandoli    a    valorizzare    il    lavoro    degli    insegnanti,    dei    volontari    e    dei    reclusi    che    con    passione    scelgono    di    migliorarsi    perché    la    scuola    possa    trasformare    un    luogo    di    chiusura    e    di    esclusione,    qual    è    il    carcere,    in    un    luogo    di    confronto,    là    dove    le    persone    imparano    ad    ascoltare    gli    altri,    a    vederli,    ad    avere    attenzione    alle    loro    vite    come    forse    non    hanno    mai    avuto    prima,    per    dare    a    tutti    gli    studenti    più    cultura    e    non    semplicemente    “più    addestramento    al    lavoro”.    E    immaginare    per    loro    e    con    loro    orizzonti“

 

 

 

articolo completo su : https://www.lecceprima.it/eventi/cultura/batte-cuore-gigante-cemento.html

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Filctem: il lavoro è cosa seria!

Made in Carcere ha partecipato al 3° Congresso nazionale della Filctem-Cgil che ha ospitato 458 delegate e delegati chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture provenienti da tutta Italia, in rappresentanza di oltre 200.000 iscritti. L'assise congressuale, iniziata il 27 novembre ha introdotto questa tematica: "I DILEMMI DELLA MODERNITÀ. Lavoro, Democrazia, Europa, Integrazione, Innovazione". 

 

 

articolo completo su:http://www.filctemcgil.it/index.php?option=com_flexicontent&view=items&cid=9&id=7690&Itemid=3

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Made in Carcere alla Luiss business school

La nostra Fellow Luciana Delle Donne ha presentato Made in Carcere alla LUISS Business School, la scuola di formazione manageriale dell'Università LUISS di Roma.

Un'occasione importante: per il prestigio del riconoscimento in ambito accademico del lavoro della nostra Fellow, e per l'opportunità di dialogo tra la realtà di Made in Carcere e l'istituzione universitaria. 

Nella visione di Ashoka, infatti, il dialogo con attori trasversali a più settori e con le diverse istituzioni è fondamentale perché il lavoro innovativo dei Fellow raggiunga un impatto di livello sistemico. Cosa significa impatto sistemico? Per Ashoka la soluzione ai problemi sociali si realizza individuando le più efficaci tra le risposte già esistenti a un problema, e aiutandole a trasformare lo specificio sistema (che può essere: il settore) in cui operano. Il cambiamento sistemico avviene quando un'innovazione sociale inizia ad essere una pratica diffusa: i comportamenti, le norme e le leggi cominciano ad adeguarvisi. E' il passo senza il quale non si può pensare di raggiungere il cambio di paradigma, che si realizza quando la pratica innovativa diventa normalità. 

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Storia di una detenuta: Marianne

Marianne ha 55 anni.

Sconta tredici anni di reclusione. La intervistiamo mentre ritaglia sfridi di tessuto giallo a pois che serviranno per la creazione di Frida, la vulvo eco-didattica. 

“Sono nata in una famiglia dove il lavoro era di fondamentale importanza. Ci svegliavamo tutte le mattine alle 5:30 e lavoravamo per quindici ore al giorno. Dovevamo tirare avanti e arrivare a fine mese era davvero difficile.” Marianne inizia così a raccontarci la sua storia.

All’età di diciassette anni si ritrova da sola a crescere una figlia e vivere con un piccolo stipendio, ma arrivare a fine mese, iniziava ad essere molto difficile.

“Così si fanno delle scelte che sai benissimo dove ti porteranno. All'inizio hai molta paura,  poi quello che fai diventa abitudine, acquisti sicurezza ed è questo che ti frega"

“Cosa vuol dire per te avere avuto la possibilità di lavorare in carcere?” –Le chiediamo-

"I primi anni in carcere sono stati difficilissimi. In cella il tempo non passa mai. Questo lavoro mi permette di "sopravvivere", di dare alla mia famiglia un aiuto economico; è il mio modo di essere presente. Questo per me è prioritario e grazie al progetto Made In Carcere posso farlo.

Mai nella mia vita avrei pensato di ritrovarmi a lavorare in un laboratorio sartoriale, perlopiù costruito in carcere. Ho imparato a tagliare, a cucire, a imbastire, a scegliere e abbinare le tonalità di colore per costruire una borsa o una sciarpa o un accessorio per la casa…

La vita appare molto più viva vissuta tra forbici, tessuti e i rumori delle macchine da cucire."

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Don Andrea Gallo e Made in Carcere: un sentire comune

Don Gallo ripropone in un suo libro "Come un cane in Chiesa", alcune delle pagine più forti e radicali dei quattro vangeli. Un vangelo scomodo di un prete scomodo ma anche una "buona novella" dei miti e degli ultimi, che sorprende e scuote, diverte e rincuora. 

"I peccatori, le prostitute, e i diseredati di queste schegge evangeliche sono i barboni, i trans, gli sbandati che da oltre quarant'anni don Gallo raccoglie dalla strada, gli stessi che la società del perbenismo di facciata ha dimenticato idolatrando denaro e potere"

Un incontro simbiotico che Made in Carcere ha avuto con Don Gallo. "Qualcosa in comune ce l'abbiamo entrambi! In modo diverso ci occupiamo degli ultimi, diamo voce agli  emarginati che vivono in luoghi di degrado, dando loro la possibilità di  "rinascere" di compiere un viaggio verso una nuova vita"

 

Essere poveri significa vivere secondo le proprie possibilità, non al di sopra, significa fare amicizia con la sobrietà. È solo grazie alla sobrietà che sboccia il rispetto per la natura e l’ambiente; e qui bisognerebbe richiamare san Francesco: «Laudato sii, mi’ Signore, per sora nostra madre terra». Mi chiedo: il papa, che sta in uno dei palazzi più sfarzosi del mondo, che ha i giardini vaticani, che ha Castel Gandolfo, ma come fa ad annunciare Gesù povero? Se il cristianesimo diventa una religione civile dove sta l’istanza etica e profetica? Fino a quando la Chiesa non sarà povera e dalla parte dei poveri, la strada del Vangelo sarà sempre lontana.” ( cit. Don Andrea Gallo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una nuova idea di impresa

Siamo stati invitati dai ragazzi dell' Istituto Comprensivo Marcelline di Lecce, per parlare di lavoro, di scelte, di responsabilità e di benessere nella nuova creazione di imprese.

I giovani hanno bisogno di essere sostenuti e incoraggiati verso nuove visioni, hanno bisogno di sperimentare e di comprendere il lavoro vero, guardandolo da una prospettiva completamente diversa rispetto al passato. Bisogna generare benessere per tutti, nelle imprese come nella vita. 

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Storia di una detenuta: Marica

Marica ha 53 anni.

È venezuelana mamma di tre figli. Qualche anno fa decide di costituirsi volontariamente: “Sapevo di doverlo fare e ho preso questa decisione consapevole di quello che mi sarebbe successo”.

Il momento dell’arresto e dell’entrata in carcere è uno degli eventi più stressanti che si possano immaginare. Le manette, le foto, le segnaletiche le impronte digitali la registrazione della matricola, il doversi spogliare nudi, la perquisizione …

E poi ancora l’impatto con i rumori del carcere e il suo incessante sbattere di cancelli, le sbarre che si aprono e poi si chiudono con grossi mazzi di chiavi che sai ti faranno compagnia per tutto il resto della tua vita. Poi l’arrivo in cella, il letto, due coperte, te stesso insieme al tuo dramma e uno specchio che te lo ricorda ogni volta.

Per Marica, tutto ha avuto inizio a causa di un lutto.

Ho perso mia nipote in un incidente stradale, era giovanissima, aveva 18 anni e tutta la vita davanti. Era una ragazza sorridente, viva, preziosa, amava la vita, il sole e i sorrisi.  Quando ho saputo della sua morte improvvisa ho perso la testa! Da lì è iniziato il mio calvario, ho iniziato a spacciare per compensare quel dolore e per aiutare la mia famiglia ad andare avanti. Avevamo bisogno di aiuto e di trovare subito una via d’uscita, cosi ho scelto di aiutarli in quel modo. Sono rimasta in carcere per cinque anni, i più lunghi della mia vita.

Dopo qualche mese dalla reclusione è arrivato il progetto Made in Carcere  e ho conosciuto Luciana. Una nuova opportunità, una luce nel buio. Potevo lavorare, potevo anche io riprendere in mano la mia vita e imparare un nuovo mestiere sentendomi utile. Questo progetto mi ha ridato la forza di guardare avanti con la speranza che un giorno avrei potuto riabbracciare i miei figli e la mia famiglia lontana.

A pochi mesi dall'uscita mi sono ammalata di cancro: quanto dolore, quanti sensi di colpa, quante battaglie con me stessa, quante cose non mi sono perdonata, quante volte mi sono guardata dentro e mi sono odiata… Avrei potuto agire diversamente! Avrei potuto fare altro! -mi dicevo- Certo… se conoscessimo il futuro faremmo sempre la cosa più giusta... forse.

Oggi sono una donna libera. Ho scontato la mia pena e continuo a lavorare per Made in Carcere. Sono completamente guarita dal cancro e ho tanta voglia di sostenere questo progetto che mi ha regalato una seconda possibilità. Ho imparato che fare del bene è contagioso e tutto ciò che ho ricevuto vorrei metterlo a disposizione degli altri, voglio incoraggiare le donne che come me hanno vissuto o stanno vivendo il carcere. Ricominciare si può! 

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Cena “Chef4carity”, donati 5mila euro e 500 sciarpe ai terremotati di Amatrice

GALLIPOLI (Lecce) – Continua la solidarietà di “Chef4Charity”, l’iniziativa benefica tenutasi venerdì 28 ottobre al Castello Angioino di Gallipoli, dove dieci stelle del gusto d’Italia si sono prodotte in una spettacolare performance culinaria per raccogliere fondi a favore di Amatrice. 

Gli organizzatori dell’iniziativa hanno infatti deciso di donare al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, perché le distribuisca tra i suoi concittadini, 500 sciarpe “Made in Carcere” per un valore complessivo di mercato di 6mila euro, cifra in grado di compensare la mancata donazione in denaro originariamente destinata ai terremotati e resa impossibile dal furto di quella serata. 

Il Comune di Amatrice ha già ricevuto inoltre per intero i proventi dei pagamenti online (5.360 euro in tutto) effettuati da molti degli ospiti della cena, tra i quali anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e una nutrita schiera di amministratori locali (centocinquanta i partecipanti totali). Per ringraziare gli organizzatori il sindaco Sergio Pirozzi, che ha già indossato una delle sciarpe donate da “Made in Carcere”, verrà personalmente nel Salento, nelle prossime settimane. 

Allo stesso modo un altro anello prezioso analogo a quello sottratto agli organizzatori la sera della cena, e rappresentante il battente antico di una porta, è stato messo a disposizione degli organizzatori da Gianni De Benedittis, guru del brand “futuroRemoto”, in virtù di uno scambio virtuoso con “Made in Carcere”, che fornirà in cambio al designer sacchetti portagioielli realizzati con tessuti preziosi.

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Il progetto leccese Made in Carcere® tra le cinque realtà sociali italiane con idee innovative che esporteranno all’estero le loro soluzioni, in qualità di Fellow di Ashoka Italia.

Dal lavoro nelle carceri, alla lotta alla mafia; dai congedi di maternità fino alla tecnologia a scopo educativo: l’innovazione Made in Italy parte anche dal sociale. Se ne parlerà il 22 Novembre a Milano alle 18.00 al Vodafone Theatre. 

Ashoka, la più grande rete al mondo di innovatori sociali, ha selezionato quest’anno cinque nuovi imprenditori sociali (Ashoka Fellow) italiani che offrono approcci creativi alla risoluzione di problemi fondamentali per il nostro Paese e per il resto del mondo, trasformando urgenze collettive in soluzioni e in occasioni di lavoro. 

Entrare nella rete globale di Ashoka garantisce ai Fellow programmi internazionali di affiancamento, coinvolgimento di diversi professionisti, ampliamento della propria impresa sociale, replica del proprio modello e riconoscimento come voce di spicco nel proprio settore. L’obiettivo è un cambio dei sistemi non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. 

Alcuni esempi concreti. 

Come agire in modo incisivo sulla partecipazione delle donne nel mondo del lavoro? 

Luciana delle Donne fonda Made in Carcere un progetto divenuto di riferimento nel mondo non-profit, che concilia etica ed estetica, dove tutti gli attori protagonisti vincono. I principi dell'iniziativa sono infatti l'impatto ambientale e l'inclusione sociale. Il modello è quello della "second chance": una seconda opportunità per le donne detenute che, oltre ad imparare un mestiere, costruiscono un percorso di riavvicinamento al mondo reale, e per i tessuti e gli oggetti che vengono recuperati presso le aziende tessili italiane ed europee.  Tutto ciò per dimostrare che anche in luoghi di disagio e degrado, la bellezza può creare valore. 

 

“In questo modello che mi piace definire di benessere diffuso, tutti gli attori coinvolti vincono, con un importante impatto sull’ambiente e sulle persone”.

Luciana Delle Donne

 

Riccarda Zezza capovolge il modo delle aziende di pensare al congedo di maternità: la maternità è come un master, un percorso formativo capace di far acquisire competenze di leadership da poter attuare sul lavoro. L’esperienza di MAAM – Maternity as a Master dimostra che investire sulle neomamme aumenta la competitività di un’azienda, anziché danneggiarla.  

 

Il tema della lotta alla criminalità organizzata vede due protagonisti nella rete italiana di Ashoka. Dario Riccobono, fondatore di Addiopizzo Travel, che opera in Sicilia nel settore del turismo etico e libero dal pizzo, nato sulla scia del movimento Addiopizzo. In Calabria, invece, Vincenzo Linarello porta avanti, con il gruppo cooperativo GOEL, un’intensa lotta alla ‘ndrangheta e alle massonerie deviate, mirando al “cambiamento della Locride e della Calabria nell'affermazione piena della libertà, della democrazia, della giustizia sociale ed economica”. 

Non manca il tema dei giovani e dell’abbandono scolastico degli adolescenti, che in Italia raggiunge il 30%. Alfonso Molina di Fondazione Mondo Digitale utilizza la tecnologia in percorsi di apprendimento pratico per giovani disoccupati per educarli a valori fondamentali come l’empatia e il lavoro di squadra. 

Francesca Fedeli è invece la prima Fellow selezionata da Ashoka Italia, nel 2015: con il suo progetto Fight The Stroke applica le ricerche neurologiche più all’avanguardia per migliorare le tecnologie disponibili per la cura delle giovani vittime di ictus. Un altro Fellow 2015 è Mario Molteni che attraverso E4impact propone un modello di executive MBA facilmente replicabile a sostegno dell’imprenditoria d’impatto in Africa. 

Questi e altri protagonisti dell’innovazione sociale italiana si riuniranno il 22 novembre alle ore 18, nella cornice del Vodafone Theatre di Milano, in un’occasione unica di incontro, condivisione e confronto di buone pratiche e percorsi comuni, sotto la stimolante moderazione di Antonella Broglia, TEDx Europa Senior Ambassador. 

 

Dopo il lancio di Ashoka in Italia due anni fa con il programma internazionale This Works! per la lotta alla disoccupazione nei Paesi dell’Europa meridionale - che ha portato alla replica di 17 soluzioni innovative in Italia, Grecia e Spagna - Ashoka Italia continua a diffondere, nel nostro Paese e nel mondo, il lavoro dei  propri Fellow. Le attività di lotta alla criminalità organizzata di Dario Riccobono e Vincenzo Linarello, per esempio, stanno facendo il giro del mondo grazie a diversi programmi internazionali di Ashoka, così come il nuovo modello di riconoscimento della maternità all’interno delle aziende promosso da Riccarda Zezza, ospite a Washington il mese prossimo insieme a Linarello. 

Il messaggio principale che la rete di Ashoka attualizza e diffonde è che tutti possiamo – e dobbiamo – essere agenti del cambiamento: Everyone a changamaker. Gli imprenditori sociali di Ashoka sono persone con storie diverse, provenienti da settori differenti, che hanno semplicemente e coraggiosamente, fatto una scelta trasformandola poi in un’attività di imprenditoria sociale. Per formare cittadini in grado di operare simili scelte il mondo dell’istruzione è fondamentale. Anche questo è un tema di cui si parlerà durante la serata del 22 novembre, attraverso un incontro con alcuni professori della rete di Ashoka - Paolo Rossi dell’Università del Piemonte Orientale, e Daniele Manni, finalista al Global Teacher Prize nel 2015 - sull’importanza ed il ruolo della scuola e dell’università nella formazione di futuri attori del cambiamento. 

Ma chi è un changemaker? Quali sono le qualità che lo caratterizzano? Il changemaker mira tenacemente al bene comune. Fa buon uso dell'empatia per identificare un problema specifico o un’opportunità da sfruttare all'interno del suo ambiente, e decide di attivarsi a riguardo. Ma deve andare anche oltre. Le iniziative di innovazione sociale dei changemaker di Ashoka non si limitano a creare impatto positivo né ad ampliarlo su più larga scala, ma mirano a modificare interi sistemi, ovvero le leggi, le politiche, le pratiche organizzative del lavoro, l’economia. 

Viviamo in mondo sempre più interconnesso e che si evolve sempre più rapidamente. La complessità e la portata delle sfide sociali globali non permettono più di agire in un’ottica settoriale, ma richiedono una collaborazione tra diversi attori nella definizione di nuove strategie e nella diffusione di soluzioni di successo, che abbiano impatto globale nel modificare interi modelli e comportamenti.  

“Le grandi idee sono grandi perché sono infettive: ispirano altri a fare lo stesso” (Bill Drayton, Fondatore di Ashoka) 

Ashoka agisce anche come facilitatore di tali connessioni e alleanze, con l’obiettivo di agevolare gli innovatori sociali a universalizzare la loro iniziativa nel più breve tempo possibile. Durante la serata del 22 Novembre ci saranno due momenti di tavola rotonda con altri protagonisti dell’innovazione sociale italiana: la prima con Flaviano Zandonai (IRIS Network), Elena Casolari (ACRA e Opes Fund) e Alessandro Valera (Ashoka Italia), moderati da Davide Agazzi (Comune di Milano); la seconda insieme a Fondazione Cariplo, Fondazione Vodafone e Lifegate

L’evento si terrà al Vodafone Theatre di Milano, in Via Lorenteggio 240. Le registrazioni apriranno alle 17.30, per iniziare puntuali alle 18.00. A seguire verrà offerto un aperitivo. Per iscriversi è necessario compilare il form al seguente link: everyoneachangemaker.eventbrite.com. 

 

 

 

EVERYONE A CHANGEMAKER 

Fai la tua parte! 

In qualunque settore si operi, a qualunque livello, si può essere innovatori e attivare il cambiamento. Il 22 novembre vieni a conoscere gli imprenditori sociali di Ashoka Italia e scopri come diventare parte attiva di questo movimento. 

 

Contatti 

MARTEDÌ 22 NOVEMBRE 2016 ore 18.00 - 20.00 

Vodafone Village Theatre Via Lorenteggio 240, Milano 

A SEGUIRE APERITIVO! 

·  Giulia Sergi, Responsabile dell’evento: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

·  Laura Prinzi, Direttrice programmi di Ashoka Italia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Segui Ashoka Italia su Facebook: https://www.facebook.com/AshokaItalia 

 

 

Collaborano all’evento: 

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Old star gamee Made in carcere: in 4000 mossi dallo sport e dalla solidarietà

Miti di Trieste e Gorizia fanno il pieno di entusiasmo all'Allianz Dome. Hanno risposto in 4000 all'appello per la gara di solidarietà della quarta edizione dell'Old Star Game: Il Record di presenze resta a Bologna con le 5000 presenze del 2017, ma il calore di Trieste e il successo dell'iniziativa Special Price 10 hanno trasmesso emozioni forti a tutti i presenti. Dalla passerella di grandi dell'era Hurlingham, Bic e Stefanel per i padroni di casa, all'amarcord dei fasti delle epoche d'oro griffate Pagnossin e Terraneo (entrambe le famiglie presenti in prima fila e premiate all'intervallo) per Gorizia, l'Old Star Game 2019 ha fatto rivivere i fasti di quello che le due curve hanno salutato come il vero derby friulano. Se i triestini sono accorsi per rivedere i campioni degli anni '80 e '90, la risposta di Gorizia – che non vede la serie A da 20 anni – è stata altrettanto eclatante con oltre 200 persone in curva.

Un risultato davvero positivo grazie a tutti coloro che hanno accettato di tornare in campo, creando un'atmosfera magica per uno scopo benefico che ha mosso tifosi di ogni età – afferma l'organizzatore Ale Nava di We for You Events&Communication – Ha funzionato tutto per il meglio grazie anche alla città di Trieste, che ci ha accolto ed aiutato con grande entusiasmo anche attraverso il supporto dell'Alma. Il calore dei tifosi di Gorizia, spero possa essere un messaggio a tutta l’imprenditoria isontina per un nuovo ciclo sportivo e ritorno tra i professionisti”. Grande soddisfazione anche da parte di Luciana Delle Donne, la fondatrice del Charity Partner Made in Carcere, sostenuta da Santo Versace, alla quale sarà devoluto il ricavato dell'evento.

“Bellissimo clima sfruttando il richiamo dello sport per aiutare chi ha bisogno di una seconda opportunità. Oggi va di moda la vita virtuale, fare un gesto concreto come quello di uscire di casa e pagare un biglietto per un fine benefico è un gesto concreto di grande valore. Anche perchè far del bene fa star bene”.

 

 

articolo completo su:http://www.triesteprima.it/sport/old-star-game-4mila-allianz-dome-ritorno-miti-25-febbraio-2019.html
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Storia di una detenuta: Lola

“Io non sono brava a parlare” - ci racconta Lola-

Lola ha sessantatré anni, capelli castani lunghi, sempre legati.  Molto ordinata e precisa. Rispetta volentieri gli orari lavorativi e poterle fare un’intervista è stato veramente un’impresa difficilissima.

 “Rispondo alle domande solo se siamo veloci e brevi, voglio proseguire con il mio lavoro”

Ci racconta di lei. “Entrare in carcere è stata un’esperienza terribile. Il primo anno l’ho passato rinchiusa in cella sul letto a piangere per tutto il tempo. Ho perduto tutto: la mia casa, i miei figli, la mia libertà. Era il 2011. Avevo fatto domanda di poter fare qualsiasi lavoro e dopo un anno la mia richiesta fu accoltaHo iniziato a lavorare facendo la scopina, pulendo lunghi corridoi bianchi e grigi. Un giorno la sovraintendente mi chiese di lavorare in una sartoria che era stata da poco creata in un’ala del carcere. Accettai immediatamente la proposta.

L’espressione del volto di Lola all’improvviso si illumina! È felice per questa seconda possibilità che la vita ha voluto darle.

“Il percorso in Made in Carcere mi ha dato l’opportunità di ritornare alla vita, è stata per me una rinascita. Con questo lavoro posso aiutare i miei figli e mio padre molto malato, che ha bisogno di costanti cure. Sono profondamente grata per questa seconda possibilità! Questo metodo dovrebbe estendersi a macchia d’olio in tutte le carceri del mondo!”

Le chiediamo come immagina la sua vita tra qualche anno, quando avrà scontato la pena e tornerà in libertà: “Quando uscirò dal carcere vorrei continuare a fare questo lavoro, mi piace molto e ho riscoperto quella parte di me che sa creare  e che può realizzare qualcosa di bello. Lo vedo ogni giorno quando sono vicino alla macchina da cucire come da uno sfrido “insignificante” possa venir fuori un prodotto prezioso”.

 

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Giornata delle memoria: per non dimenticare

Il lavoro dovrebbe rendere liberi veramente.

Per noi di Made in Carcere che abbiamo fatto del lavoro in carcere una reale possibilità di libertà, nel giorno della memoria, non potevamo che riprendere questa frase e creare un punto di riflessione.

Il lavoro, quello vero, dona all'individuo la vera unicità, restituisce dignità, genera responsabilità e coscienza. Lavorare per uno scopo, per una missione, per rendere servizio a se stessi e agli altri.

Sul cancello, dove entravano e uscivano i prigionieri, c’era scritto: Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Era il campo di concentramento di Auschwitz. I prigionieri erano privati dei loro abiti, rasati e identificati con un numero, proprio per cancellare il loro passato. È il 27 gennaio del 1945 quando i soldati dell’Armata Rossa sono entrati nel campo di concentramento, liberando i pochissimi superstiti. Sono passati 55 anni. È il 20 luglio del 2000 quando la Repubblica italiana istituisce il ‘Giorno della Memoria’. La legge numero 211 riconosce il 27 gennaio, una data simbolica, per «ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». L’idea di istituire il ‘Giorno della Memoria’ è nata durante un Forum a Stoccolma dedicato all’Olocausto. Così l’Italia ha deciso di istituzionalizzare il ricordo della Shoah. Quel cancello è stato abbattuto. Sono stati svelati al mondo i segreti di un inferno, i segreti di quel campo di sterminio. Quest’anno, nel 2018, ricorre l’80esimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali. Leggi concepite dal regime fascista contro gli ebrei. Ma cosa significa Olocausto? La parola deriva dal greco olokaustos e sta ad indicare un sacrificio religioso. Sacrificio dove la vittima viene bruciata in onore della divinità. Poi in latino è diventato holocaustum, quindi in italiano antico ha acquisito il significato metaforico di sacrificio estremo. Oggi ha assunto il significato di sterminio di milioni di ebrei compiuto dai nazisti e dagli alleati nel corso della seconda guerra mondiale. Cosa significa Shoah? È una parola ebraica che significa catastrofe, calamità. È utilizzata per indicare appunto lo sterminio degli ebrei.

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Frida la vulvo Eco-didattica

L’abbiamo pensata colorata, perché rispetti le fondamenta di allegria e vivacità del nostro progetto.
 
L’abbiamo progettata cucita con materiali di recupero, perché La Valigia Rossa ha un animo "green" e FRIDA è un prodotto esclusivo LaVR.
Frida è uno strumento fondamentale per acquisire consapevolezza sulla conformazione intima femminile. La sua forma è semplice e chiara: al di là degli stereotipi di “vulva perfetta”, ogni FRIDA è “perfetta nella sua imperfezione”.
 
E FRIDA è fatta a mano da persone motivate ad imparare.
Non solo a cucire, ma ad uscire dagli schemi. Da persone che vedono in FRIDA una seconda chance, un modo per imparare un mestiere e una forma mentis. FRIDA è prodotta dalle sarte di “MADE IN CARCERE”.

Frida è uno strumento fondamentale per acquisire consapevolezza sulla conformazione intima femminile. La sua forma è semplice e chiara: al di là degli stereotipi di “vulva perfetta”, ogni FRIDA è “perfetta nella sua imperfezione”.
Acquistare FRIDA è dunque anche una scelta di sostegno sociale: fa parte di un progetto di “lavoro vero” affidato a donne detenute che, oltre ad acquisire competenze tecniche, imparano a lavorare percependo un regolare stipendio.
Viene insegnato loro non solo a cucire e ideare, ma soprattutto a creare impresa e, quindi, a crearsi un futuro. Tutto ciò crea un percorso di riavvicinamento al mondo reale esterno, abbattendo la recidiva dell’80%.
 
 
 
 
 
 
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Univeritarie e detenute fanno impresa

«Sa perché il nostro simbolo è una lavatrice? Perché quando esci di qui non sei più lo stesso di prima. Vale per le detenute che lavorano con noi e vale per le ragazze che dall’università vengono qui a fare volontariato».

Luciana Delle Donne è la fondatrice di Made in Carcere, impresa sociale che dal 2007 lavora con le detenute dei carceri di Lecce e Trani realizzando borse e accessori fatti con materiali di scarto.

«L’idea al centro di tutto – continua Delle Donne – è quella della seconda opportunità. Vale per i tessuti che riutilizziamo ma vale soprattutto per le donne a cui diamo la possibilità di reinserirsi nel mondo del lavoro». Quest’estate per Made in Carcere c’è una novità. Dagli inizi di luglio alle quindici detenute della casa circondariale di Lecce si affiancano quattro studentesse della Luiss.

 

Quattro ragazze tra i 21 e i 24 anni che per un mese passano dagli studi di diritto, economia e scienze politiche al lavoro sui tessuti con le detenute. «Noi siamo una non profit ma siamo organizzati come un’impresa profit. Le ragazze si occupano dei diversi settori della nostra attività: logistica, marketing, produzione, commerciale», spiega la fondatrice, manager esperta, con alle spalle una carriera di dirigente in banca abbandonata nel 2004.

«Seguo Lucia come un’ombra per tutta la giornata lavorativa, ora mi occupo della logistica», racconta Enrica Massari, 21 anni, una delle quattro volontarie. «Dopo l’università vorrei fare l’avvocato penalista, per questo ho scelto di venire a vedere da vicino la vita in un carcere», dice Enrica, originaria di Ragusa, al terzo anno di giurisprudenza. «Tutti dovrebbero vedere com’è fatta davvero una cella, quanto è piccola, sono appena tre passi per due. Qui ciascuno ha la sua storia, ciascuno ha commesso degli errori, tutti hanno diritto a una seconda possibilità».

L’iniziativa fa parte di un progetto dell’università romana chiamato «volontariaMENTE». L’idea da cui si parte è una: «Non ci si laurea più senza aver fatto volontariato», come dice il prorettore alla didattica Roberto Pessi. Così quest’estate 150 studenti della Luiss saranno impegnati anche in Sicilia e Calabria, al fianco di Libera, nelle terre confiscate alla mafia, e nella periferia di Roma, a Casal Bruciato, nel villaggio gestito da Save the Children.

«Diciamo che per un mese si rinuncia alle vacanze – continua Enrica – però lo si fa volentieri, stiamo imparando tanto. E poi, con la scusa del lavoro, stiamo girando tutta la Puglia».

 

 

 

articolo completo su: http://nuvola.corriere.it/2014/08/25/made-in-carcere-universitarie-e-detenute-fanno-impresa/

 

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Il laboratorio sartoriale del carcere di Lecce diventa "maison"

 

Divano, poltrone, una TV, una cucina, tappeti, una stanza lettura con tanti libri , piante e quadri ammorbidiscono l'immagine ostile del carcere. Siamo a Lecce, nel carcere Borgo San Nicola. Questo è solo l’ultimo risultato della sfida che porta avanti il marchio “Made in carcere”, nato proprio da questo laboratorio grazie alla cooperativa sociale senza scopo di lucro Officina Creativa, già presente in carcere. 

Nel laboratorio sartoriale un gruppo di dieci donne detenute lavora quindi da anni nella logica del fare impresa, pensa e confeziona prodotti ecosolidali, secondo la filosofia della ‘seconda chance’. I prodotti che escono dal laboratorio, infatti, sono ‘etici’ e rispettosi dell’ambiente, frutto del riuso di materiali di scarto che prendono nuova vita, campionari offerte da aziende sensibili, stock di rimanenze di magazzino. E le donne detenute, che lavorano, imparano un mestiere, acquisiscono competenze e consapevolezza nella logica di costruire anche loro una nuova vita e un nuovo futuro una volta fuori dal carcere.

I prodotti realizzati nel laboratorio sartoriale – attivo non solo a Lecce ma anche nella casa di reclusione femminile di Trani – sono pensati per accompagnare tutti i momenti della vita, dai gadget etici personalizzabili per eventi e convegni agli accessori fashion come borse e trousse, a quelli per la casa, il lavoro, viaggi o tempo libero, shopper bag e braccialetti. “Sono circa due anni che l’azienda di Matera Calia ci dona gli scarti della lavorazione, tessuto, tappezzeria o pelle" – spiega Luciana Delle Donne, imprenditrice instancabile, fondatrice di Made in Carcere– che noi utilizziamo soprattutto per realizzare cuscini, borse, portachiavi. Ora l’azienda ha anche acconsentito alla nostra richiesta e ci ha donato un divano e due poltrone che hanno contribuito a dare vita alla nostra maison”. 

Una maison, quindi non solo luogo di lavoro ma anche di ricostruzione della propria vita. “Le donne che vivono questi spazi, pur all’interno del carcere, hanno così la sensazione di trovarsi in ufficio, o tra le mura di una casa, l’idea di poter vivere nella bellezza e nell’eleganza anche in un contesto di disagio, privo di queste possibilità – aggiunge Delle Donne -. Questo lavoro diventa così occasione di crescita personale e professionale, e le donne impegnate percepiscono come le logiche della produzione, i bisogni, svolgono anche momenti di formazione con il computer e con la lingua inglese”. E’ tuttora in corso un progetto per realizzare un laboratorio sartoriale anche all’interno del carcere di Matera. Il marchio Made in Carcere ha dato già vita invece anche ad un biscottificio che coinvolge i ragazzi detenuti negli istituti penitenziari minorili di Bari e Nisida. Un progetto di vita concreta, con risultati e oggetti tangibili distribuiti attraverso store in tutta Italia e tramite e-commerce. 

 

Articolo originale caricato su: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/569886/Carcere-Un-divano-due-poltrone-il-laboratorio-sartoriale-diventa-maison

 

 

 

 

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10 Dicembre: Giornata mondiale dei diritti umani

Oggi, 10 dicembre si celebrata in tutto il mondo la Giornata dei diritti dell’uomo.

La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948.

Nata a causa delle atrocità della seconda guerra mondiale, la Dichiarazione universale dei diritti umani è stata promulgata per fornire una comprensione generale dei diritti di ogni persona, perché quando non si conoscono bene i propri diritti si possono subire abusi come la discriminazione, l’intolleranza, l’ingiustizia, l’oppressione e la schiavitù.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” proclama il primo articolo della Dichiarazione che con poche e semplici parole elimina secoli di disuguaglianze causate da divisioni di etnia, razza, religione, genere o orientamento.

Il nostro paese si associa alle celebrazioni forte del proprio impegno sul tema e nella convinzione che il rispetto e la promozione dei diritti umani sono le condizioni necessarie per tutelare e valorizzare la dignità di ogni individuo, ovunque e in ogni circostanza.

Noi di Made in Carcere sentiamo questa giornata molto vicina ai nostri valori, divenuti fondamenta sui quali è stato costruito il nostro progetto: dignità, libertà, rispetto, amore.

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L'importante è lasciare il segno: VL5

Siamo infinitamente piccoli, formiche indaffarate al fine di garantire la sopravvivenza del proprio formichiere. Focalizzati su un punto ristretto, convinti che il mondo, per quanto esistente al di fuori di noi, diventi reale solo quando un'esperienza ci tocca personalmente. Made in Carcere è anche questo: tirare la testa fuori dalla sabbia e scoprire che il mondo non si ferma ai nostri orizzonti. Scoprire che c'è di più, che tutto è reale, tangibile. Conoscere persone meno fortunate o che hanno fatto scelte sbagliate ed ora scontano le loro colpe. Ma non per questo diverse da noi, non per questo dovrebbero essere lontano dai nostri occhi, come si suol dire "lontano dagli occhi lontano dal cuore". Made in Carcere apre nuovi punti di vista sul mondo, dando vita a nuovi spunti di riflessione. Un'esperienza che ha già lasciato il segno nei nostri cuori. Grazie Made in Carcere!

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Made in Carcere protagonista al Premio Non Sprecare - VII edizione

24 novembre 2016 ore 9:00
Aula 200 - Viale Romania 32, Roma

Il Premio Non Sprecare, in collaborazione con LUISS, nasce da un'idea di Antonio Galdo e promuove progetti e buone pratiche economiche e sociali che mettano in discussione il paradigma contemporaneo dello spreco. Il Premio si rivolge a diversi segmenti della società civile e articola in cinque sezioni (Personaggio, Aziende, Istituzioni e Associazioni, Scuole, Giovani) rivolte a persone fisiche e/o giuridiche che abbiano realizzato, nel corso dell'anno, originali e utili iniziative antispreco. 

46pm

Il Premio si avvale della partnership di rilevanti e sensibili realtà del Paese: il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il WWF, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Gruppo editoriale Banzai, RAI Radio1, l’Università “Sapienza” di Roma, la Fondazione Catalano.

Saluti e apertura dei lavori
Giovanni Lo Storto Direttore Generale LUISS

Marcello Di Paola Docente di Global Justice ed Environment, Population and Sustainability LUISS, Direttore Scientifico del Premio
"Conoscenza: la fragilità della risorsa illimitata"

Premiazioni
Luciano Monti Docente di Politiche dell’Unione Europea LUISS - Sezione Scuole
Francesco Rullani Docente di Impresa e management LUISS - Sezione Associazioni e istituzioni
Paola Santoro Consulente di business e Docente LUISS nel Progetto ERS Lab - Sezione Giovani
Luciana Delle Donne Change manager, fondatrice di Officina Creativa e Leader del progetto Made in Carcere - Sezione Aziende

Interventi
Giovanni Sorlini Responsabile Ambiente, Qualità e Sicurezza Inalca Gruppo Cremonini "Il progetto mucca green e la clessidra ambientale"
Davide Carnevale Direttore Marketing Gruppo Acotel "Come realizzare l'efficienza energetica"

Antonio Galdo ideatore del Premio, consegna il riconoscimento della Sezione Personaggio 
Interviene: Simonetta Fiori Giornalista e inviata La Repubblica 

Intervento conclusivo
Enrico Giovannini Docente di Statistica Economica Università di Roma "Tor Vergata" e portavoce dell'Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile ASviS "L'Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile"

 

MAGGIORI INFORMAZIONI QUI

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Made in Carcere conquista L'oreal - Italia. Successo per le borse realizzate dalle Donne Detenute.

L’Oreal Italia anche quest'anno ha tenuto il suo  Family & Friends Sale a Torino e Milano garantendo generosamente a più di 5000 invitati offerte speciali, grandi sconti sui prodotti per la bellezza e tanto altro.

I brand che hanno partecipato: Ralph Lauren, Giorgio Armani, Yves Saint Laurent, Viktor&Rolf, Biotherm and Clarisonic.

Ma non solo. Anche per questa edizione L'Oreal Italia ha deciso di fornire ai propri avventori una resistente borsa Made in Carcere. Una capientissima borsa inquadrata realizzata con tessuto di recuper e manodopera delle Donne Detenute del carcere di Lecce e Trani.

E' stato inoltre allestito un piccolo corner per la promozione e la vendita degli oggetti del brand Made in Carcere.

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“Chef4Charity”, dieci artisti del gusto al lavoro nel Salento per ricostruire un pezzo di Amatrice

 

Appuntamento venerdì 28 ottobre al Castello Angioino di Gallipoli per la cena gourmet cui prenderà parte anche il presidente Michele Emiliano e tutti i salentini di buon cuore che vorranno contribuire all’iniziativa solidale.

Hashtag ufficiale della serata: #Chef4Charity

Una squadra di dieci artisti del gusto è al lavoro in queste ore nel Salento per costruire un evento di solidarietà a sostegno della popolazione di Amatrice: tra questi – solo per citarne alcuni - lo chef stellato Giuseppe Di Iorio, in arrivo dall’ “Aroma Restaurant” di Roma, il suo collega di “Bleu Salento” Franco Tornese, Simone De Siato per la Boscolo Etoile Academy di Tuscania e Alessio Gubello, della Tenuta Mosè di Sannicola, ideatore e promotore dell’iniziativa: obiettivo, costruire una serata gourmet dedicata al gusto, all’arte e alla musica, ma soprattutto alla solidarietà.

Appuntamento venerdì 28 ottobre alle 20.30 nello splendido Castello Angioino di Gallipoli, dove l’arte culinaria del team di professionisti del gusto in questione incontrerà il cuore di un lungo elenco di amministratori e cittadini di buon cuore della provincia salentina, idealmente capitanati dal presidente della Regione Michele Emiliano, e quello di tutti coloro che vorranno contribuire, partecipando al convivio, alla raccolta di fondi da destinare alle popolazioni terremotate del Centro Italia. 

La somma, versata come liberalità e deducibile fiscalmente, sarà devoluta infatti per intero alla cittadinanza di Amatrice.

L’iniziativa, condivisa con Officina Creativa, la no profit del famoso brand Made in Carcere, in collaborazione con Actionaid Lecce e Comune di Gallipoli e patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce e Comune di Gallipoli, sarà caratterizzata da una serie di accessori appositamente creati dalle donne detenute nel Carcere di Lecce e dal sorteggio di un prezioso monile realizzato dal designer-orafo Gianni De Benedittis, guru del brand “futuroRemoto”: un anello che rappresenta il battente antico di una porta, simbolo domestico per eccellenza e dunque emblema di una ricostruzione possibile.

Il team di chef al lavoro già da settimane per preparare la cena gourmet sta realizzando un tipico menu di Amatrice ripensato con i prodotti di alcune tra le più prestigiose aziende agroalimentari locali, e impreziosito dai vini di alcune delle migliori cantine del Salento, serviti dai professionisti dell’Associazione Italiana Sommelier di Lecce.

Alla cena, a numero chiuso, sono stati invitati i rappresentanti delle maggiori istituzioni locali pubbliche e private, a sancire l’impegno personale e politico di rappresentanza nei confronti di un territorio sempre in prima linea quando il cuore chiama, ma in generale tutti i salentini di buona volontà, che potranno partecipare alla serata contattando la segreteria organizzativa:

 

Segreteria Organizzativa

cell. +39 338 5622814 (Cristina Arigliani)

cell. +39 327 6678209 (Eleonora Tricarico)

tel. 0832 09 21 87 (Ufficio Officina Creativa)

Dalle ore 9.00 alle ore 19.00

 

Relazioni istituzionali

Alberto Chiriacò cell. +39 339 34 32 321

Ufficio stampa

Leda Cesari (tel. 393.7010429)

Rosaria Bianco (tel. 328.6278924)

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Una seconda chance per volare a Palazzo Palladini

Il 16 Maggio si è svolta in piazza Europa a Lequile (LE) la manifestazione “una seconda chance per volare”, organizzata dagli assessorati alla Cultura e ai Servizi Sociali, cui Made in Carcere ha partecipato attivamente. 

Obbiettivo dell’evento è stato quello di coinvolgere i giovani in un’attività collettiva di riqualificazione del quartiere attraverso la street art e più in generale di sensibilizzare la cittadinanza alla tutela del bene comune. 

Durante l’evento, della durata di due giorni, alcuni muri della Fabbrica di Paladini, si sono trasformati in grandi tele, a disposizione di un gruppo di writers professionisti, che hanno creato vere e proprie opere d’arte urbane. Ad accompagnare il lavoro di creazione dei murales, esibizioni estemporanee dei corsisti del laboratorio di tamburo diretto da Vito De Lorenzis. 

 

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Social Impact alla LUISS Business School

Il 20 Maggio Luciana Delle Donne ha tenuto una lezione agli studenti MBA del corso di Social Impact presso la LUISS Business School. 

Come migliorare la performance economica, sociale ed ambientale di un’organizzazione? 

Questa è stata la sfida proposta agli studenti da Luciana Delle Donne che, ha cercato di trasferire agli studenti le proprie capacità organizzative e di team building, sottolineando che per gestire le attività di un’impresa sociale è necessario essere tenaci, saper riconoscere le priorità ed avere una disciplina nel decision making, tale da eseguire strategie di successo e raggiungere risultati positivi. 

 

 

 

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"Festival della Lentezza" dal 17 al 19 giugno nella Reggia Ducale di Colorno (PR)

Dal 17 al 19 giugno nella Reggia Ducale di Colorno (PR) anche noi saremo presenti a raccontare la nostra storia impossibile, fatta di sogni ad occhi aperti. Protagonisti gli Orti Verticali che racconteranno il ritmo giusto. Quello della natura!

COLORNO - Dopo il successo della prima edizione torna il Festival della Lentezza, promosso dall’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi in collaborazione con il Comune di Colorno, e i patrocini della Provincia di Parma, di Slow Food, dei Borghi Autentici d’Italia, di Banca Popolare Etica.

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Made in Carcere innalza la BORSA Più GRANDE DEL MONDO per abbattere la RECIDIVA

Made in Carcere innalza la BORSA Più GRANDE DEL MONDO per abbattere la RECIDIVA

6 metri d’altezza, 6 di lunghezza, 3 di larghezza ed una tracolla lunga 8 metri.

Una mega borsa in cui guardarci dentro, per obbligare ad osservare il mondo con occhi diversi: attraverso un percorso all’interno, Made in Carcere mostra come la recidiva si riduca grazie al lavoro nei penitenziari.

E’ realizzata, come sempre, dalle sartine detenute con tessuti recuperati dalle varie aziende sensibili al progetto che, in questo modo, danno nuova vita ai tessuti che vengono così re-immessi nel processo produttivo.

A reggerla è un’anima in alluminio, architettata da Officine Tamborrino.

Il percorso all’interno della borsa è studiato per evocare il passaggio dal buio della cella al colore del lavoro per arrivare alla luce di una possibile riabilitazione sociale

La “Made in Prison Standing Bag” sarà esposta nello Spazio ADI di Via Bramante 42.

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Una piacevole chiacchierata con l'Architetto Roberto Marcatti

Officina Creativa è entrata a far parte dell’Associazione per il Disegno Industriale (ADI) che riunisce progettisti, imprese, ricercatori, insegnanti, critici, giornalisti intorno ai temi del design: progetto, consumo, riciclo, formazione.

 

L’ADI si propone di promuovere e contribuire ad attuare le condizioni più appropriate per la progettazione di beni e servizi.

L’Associazione, il cui obiettivo è quello di promuovere la progettazione consapevole, interviene, infatti, nella progettazione di prodotti, servizi, comunicazione visiva, imballaggio, architettura di interno e nella progettazione ambientale.

L’ADI opera sia nel territorio nazionale che a livello internazionale. In particolare, in Italia riunisce oltre 1.300 soci residenti in tutto il territorio, attivi sia nelle iniziative della sede centrale di Milano che con manifestazioni autonome a livello locale con le sue 13 Delegazioni.

 

Abbiamo avuto l’occasione di incontrare il presidente di ADI Puglia e Basilicata, l’Arch. Roberto Marcatti, il quale ha gentilmente risposto alle domande degli studenti dell’Università LUISS Guido Carli di Roma, che hanno svolto un mese di tirocinio presso Officina Creativa nell’ambito del progetto VolontariaMENTE.

Incontriamo l’Architetto, insieme alla moglie, Cintya Concari, presso la loro residenza estiva, una ex manifattura tabacchi trasformata in una casa di charme nel centro storico di Zollino (LE).

Veniamo gentilmente accolti e condotti in un breve tour della proprietà. L’Architetto spiega agli studenti la storia della Casa Tabacchina e gli interventi di restauro che sono stati effettuati. La dimora coniuga magistralmente elementi di design ed innovazione con tradizione e storia, in un’alchimia perfetta tra antico e moderno.

La curiosità degli studenti e l’estrema cordialità dei padroni di casa, conducono immediatamente ad una chiacchierata ed uno scambio di prospettive su tematiche quali: ambiente, design di prodotto, innovazione sociale.

 

Abbiamo, in particolare, posto alcune domande all’Arch. Marcatti.

 

Buongiorno Presidente. Siamo lieti di aver ottenuto l'inserimento di Made in Carcere nell'ADI. Come è venuto a conoscenza del progetto, e di Luciana Delle Donne? 

Conoscevo Luciana Delle Donne già prima di assumere il ruolo di Presidente della Delegazione ADI Puglia e Basilicata. Nutro da sempre un interesse per tematiche sociali e territoriali specifiche, e sono sempre alla ricerca di progetti portati avanti da innovatori sociali, come quello di Made in Carcere o di XFOOD (Ristorante Sociale a San Vito dei Normanni, Brindisi).

In particolare cerco progetti che abbiano una sfida progettuale, che abbiano un qualcosa da dire, un messaggio da veicolare. Ritengo che a monte di un grande progetto ci deve essere una grande volontà di trasmettere un messaggio.

 

Io stesso, insieme a mia moglie, abbiamo partecipato a diversi programmi di cooperazione internazionale, guidati dalla consapevolezza che servono lenti diverse per vedere nuovi scenari. Spesso mi sento un diverso, un sognatore. I grandi sognatori vengono presi per matti, folli, ma ad essi basta una piccola notizia, una persona che li capisca, per avere la forza di andare avanti, di proseguire.

 

Come crede che il sistema industriale del design italiano possa evolversi nei prossimi anni in tema di sostenibilità e di responsabilità sociale dimpresa?

I progettisti devono occuparsi di salvaguardia e tutela e devono acquisire la consapevolezza che con il loro lavoro possono cambiare la vita della persone.

Bisogna considerare che attualmente solo il 10% della popolazione mondiale lavora ed usa il design, quindi bisogna che la cultura del progetto inizi a pensare, progettare e produrre oggetti, sistemi, ricerche e servizio per il restante 90% della popolazione globale.È, dunque, fondamentale che il design intercetti i bisogni attuali e metta in atto un processo di redistribuzione, utilizzando materiali innovativi e creando prodotti più consapevoli e fruibili.

Il design da sempre mette al centro l’uomo e porsi l’obiettivo di migliorarne le condizioni di vita, in qualsiasi parte del pianeta,

non ci devono essere differenze tra una parte del pianeta ricca e opulenta , e l’altra ridotta alla fame e alla sete, dove la prima parte sfrutta e usufruisce anche delle risorse ambientali e naturali di quei Paesi meno fortunati non lasciando NIENTE sul territorio.

Il benessere oggi non è certo uno status, ma è anche tempo, salute, un nuovo ordine mentale, la consapevolezza di aiutare ed interagire con altri popoli ed altre culture, dalle quali si può anche trarre beneficio reciproco dalla CONOSCENZA.

 Dunque, c’è ancora molto da capire su ciò che le persone e sopratutto le imprese, interpretano per definire una parola “design” molte volte stra – abusata e stra – usata in modo impreciso ed improprio.

 

E’ importante considerare che se si ripensa il concetto di design è anche possibile creare nuovi posti di lavoro. Acquisendo sensibilità e consapevolezza di cosa il design deve essere, è possibile non solo migliorare il benessere dei cittadini, ma anche degli addetti del settore, creando nuovi posti di lavoro per le nuove generazioni che sono in grado di generare innovazione.

 Il compito dell’ADI, in questo scenario, deve essere quello di agevolare il processo di trasformazione del sistema in toto, poiché, come già detto, servono lenti diverse per vedere nuovi scenari, consiglio a tutti la lettura di un libro straordinario

“Design for the real world” di Victor Papanek molto più attuale oggi di quando fu scritto dall’autore negli anni ’70.

 

Ringraziando l’Architetto per la sua disponibilità, ci lascia con uno spunto di riflessione tratto dal suo libro “Frasario per giovane designer - ovvero per ragazzo di belle speranze, in cerca di lavoro anche gratis” (R. Marcatti – Robin Edizioni, 2008):

 

“Dedicato ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Costoro non amano le regole, specie i regolamenti, e non hanno alcun rispetto per lo status quo.

Potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli. Ma l’unica cosa che non potrete mai fare loro, è ignorarli.

Perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio.

Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.”

(Steve Jobs)

 

www.adi-design.org

 

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Entra nella nostra rete ed apri un Temporary Store Made in Carcere

I prodotti Made in Carcere hanno una bella storia da raccontare, fatta d'amore e dignità. Parlano di tutela ambientale e inclusione sociale. Sono realizzati con tessuti e materiali di recupero per dare una seconda chance a Donne detenute ed una nuova vita a Tessuti ed Oggetti. 

Se vuoi fare parte di questa storia e raccontarla anche tu nel tuo punto vendita, scrivici ed apri il tuo Temporary Store Made in Carcere. 

Contattaci 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
Tel. +39 0832-092187     Cell. +39 335-7650327
Made in Carcere marchio di Officina Creativa s.c.s 
Via Abramo Balmes 24, Lecce (Italy)

 

 

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I Frutti del Carcere alla Loggia dei Mercanti

L'11 Giugno 2016 la Loggia dei Mercanti di Milano ha accolto la quarta dizione di I frutti del carcere, l'iniziativa organizzata dall'Associazione per i Diritti dedicata all'economia carceraria.

Tra gli oltre 30 gli espositori provenienti da tutt'Italia con alimenti, abbigliamento e accessori prodotti dai detenuti, è stata presente anche Made in Carcere. 

L’iniziativa ci ha visti partecipare con il nostro stand, con l’obiettivo di presentare i nostri valori, attività, i frutti del nostro lavoro ma sopratutto un nuovo stile di vita

Oltre, ai prodotti del brand Made in Carcere e 2nd Chance, siamo stati presenti anche con la linea I RE-Neri, il cui obiettivo il cui obiettivo è combattere la contraffazione e la concorrenza sleale ai negozianti e trasformare i migranti che vendono illegalmente in lavoratori legali a tutti gli effetti. 

La giornata ha avuto come obiettivo quello di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica sul valore del lavoro intesto come momento di formazione ed esperienza necessario affinché le persone, e nel caso specifico i detenuti, possano riacquistare fiducia nelle proprie capacità, preparandosi a ritrovare un posto all’interno della società. 

Numerosi sono stati i momenti di confronto e gli interventi di esperti, operatori del settore, docenti universitari e volontari, uniti nell’obiettivo di trasformare la pena in assunzione di responsabilità.

Per noi è stata una grande emozione vederci tutti insieme con donne e uomini detenuti in libera uscita a riflettere sul l'iro reati e sul possibile reinserimento nella società civile. 

View the embedded image gallery online at:
https://www.madeincarcere.it/it/blog2#sigProId4a42acabc3

 

 

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Luciana delle Donne con Made in Carcere entra nella rete internazionale di innovatori sociali di Ashoka

L’imprenditrice, che opera in Italia, ha superato le 5 fasi di selezione per entrare a far parte di Ashoka ed è una nuova Fellow Ashoka, una carica che l’accompagnerà per tutta la vita. 

Con il suo progetto Made in Carcere Luciana ha dato vita ad un brand “sociale” che contraddistingue una serie di prodotti artigianali realizzati con materiali di riuso (avanzi di magazzino, ritagli di lavorazione, ecc..) in alcuni penitenziari italiani da sartine detenute regolarmente contrattualizzate. La filosofia alla base del progetto è, infatti, proprio quella della “seconda chanche” che si offre non solo alle detenute ma anche ai tessuti, lanciando a tutti un chiaro messaggio per il reinserimento sociale di fasce svantaggiate e per la tutela ambientale. Made in Carcere crea opportunità di lavoro sostenibili, restituendo dignità alle detenute ed alla loro condizione, insegnando loro le regole del lavoro e, ovviamente, vere e proprie nuove abilità spendibili, poi, sul mercato una volta scontata la pena.

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MADE IN CARCERE per Acquerello

Sulla tavola degli CHEF DEI CAPI DI STATO del MONDO
E' stata direttamente Maria Nava Rondolino, sensibile alla cause sociali, a scegliere MADE IN CARCERE per un allestimento alternativo e di impatto etico per la grande tavolata attorno alla quale, lo scorso 18 luglio, a Tenuta Colombara, in provincia di Vercelli, si sono ritrovati gli chef dei leader mondiali, più precisamente, 20 rappresentanti dell'associazione culinaria più esclusiva del mondo, il «Club des Chefs des chefs», Club degli chef dei capi.

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MadeInCarcere e IRENERI insieme per il progetto che rivoluziona la lotta alla contraffazione

Legalità, sostenibilità, futuro. Made in Carcere e IrenerI, hanno scelto di fare un pezzo di strada insieme e sperimentare nuove formule di distribuzione. IrenerI, infatti, vendono una linea di accessori originali per combattere la contraffazione e la concorrenza sleale ai negozianti e trasformare i migranti che vendono illegalmente in lavoratori 100% legali.

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