G., italiana 35 anni.

Maria, italiana, 35 anni, sta scontando diciannove anni nella sezione di massima sicurezza, quella destinata principalmente alle detenute mafiose.

Sta lavorando per Made in Carcere da 3 anni ed è bravissima alla macchina lineare con bordatore.

 

La sua borsa preferita è la Custodia Porta Computer. 

 

“In carcere, se non hai soldi, non hai neanche l’acqua. Dal rubinetto escono dei pezzi di calcare così grossi che hai paura di bere.

Io non ho mai voluto chiedere soldi alla mia famiglia perché l’errore l’ho fatto io e non sarebbe giusto. Ma non è stato semplice.

Per lavorare bisogna fare una domanda e non è detto che venga accettata. Fortunatamente ho potuto aiutare in cucina per tre anni. Poi non hanno più avuto bisogno di me e ho fatto domanda per il laboratorio di sartoria.

In realtà all’inizio ero scettica, non sapevo cucire, anzi... ero proprio negata! Invece dopo un mese sembrava che questo lavoro fosse fatto per me. Luciana sa come trasmetterci la passione e darci una nuova speranza. Anche se siamo depresse, recalcitranti e non sappiamo lavorare.

Io sono in carcere da sei anni e mezzo e me ne mancano ancora tredici. Non lo auguro a nessuno.

Bisognerebbe pensarci due volte prima di rompere la legge, ma io non ci avevo pensato affatto. Ero bracciante, poi ho fatto la commessa... e poi mi sono sposata e ho scoperto quella che mi sembrava la bella vita. Adesso mio marito è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza 41 bis [della legge penitenziaria italiana], un carcere così duro che al confronto la nostra situazione è all’acqua di rose.

Io uscirò fra un sacco di tempo. La detenzione mi ha dato l’opportunità di fare un profondissimo esame di coscienza e quando sarò libera non voglio continuare a sbagliare. Troverò lavoro? L’etichetta di persona pregiudicata mi rimarrà per sempre.

Con Made In Carcere c’è l’opportunità di continuare a lavorare dopo il rilascio, un aiuto fondamentale per reinserirsi nella società civile. Perché sarà difficile. In ogni caso, se gli altri dovessero dimenticare la mia carcerazione, io non potrò: diciannove anni sono lunghi.”

 

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